Wunderkammer

Artisti, mostre, installazioni, allestimenti museali fotografati da Andrea Angelucci.

martedì 28 febbraio 2012

Stamperia d'arte 74\b - Milano


Ieri all'incisione, un'immagine disegnata e incisa su una lastra di rame e impressa a torchio, è stata demandata la divulgazione nel mondo delle opere che pochi fortunati potevano vedere. A tale funzione non poteva mancare l'attenzione degli artisti così che fin da subito l'incisione diventasse mezzo di espressione creativa, espressione di interiorità e quindi un fatto artistico.




Oggi l'incisione, come la xilografia e la litografia, sopravvive al grandioso sviluppo dei mezzi di rappresentazione delle immagini con tecnologie sempre più sofisticate.
Dalla carta alla stampa e viceversa potrebbe essere l'insegna della stamperia 74\b.
Un tragitto breve per il suo appassionato ideatore Ivan Pengo considerando che ha all'origine la competenza e l'esperienza dello stampatore editore Franco Sciardelli: la carta e la stampa sono, appunto, una tradizione di famiglia.



L'esigenza prima di dar vita alla stamperia è stata quella di verificare praticamente i prodotti da proporre alle principali accademie, scuole di belle arti e case editrici; l'attività si è via via estesa ai giovani studenti d'arte desiderosi di sperimentare e . a seguire,  a maestri incisori da tempo affermati. A tutti è offerta la pratica assistenza e l'esperienza dello stampatore Moreno Chiodini.


Da un'esperienza trentennale nella stampa originale d'arte sino all' affiancamento delle nuove tecniche digitali 74\b mette a disposizione una gamma di strumenti che dal torchio calcografico arrivano sino alla contaminazione e/o all'uso specifico delle più moderne attrezzature per la digital fine art.


giovedì 12 gennaio 2012

Gianfranco Testagrossa - Il Manifesto del Neoprimitivismo

Movimento per figura, attesa  -  2001


Il primo segno, la sincerità, la purezza, la verità d'espressione.
L'istinto naturale del comunicare è la forza evolutiva dell'Arte.
Dopo la disintegrazione dei valori espressivi del contemporaneo in Arte, è assolutamente indispensabile il ritorno alla sincerità di espressione ( se non si vuole porre fine all'utilità di questa) , alla sua verità fatta di credo e vocazione sincera, unica condizione per l'Artista di  poter dire e dare qualcosa  a qualcuno che possa arricchirsi veramente interiormente e così formare la sua forza individuale e collettiva generando una società forte e giusta. (...)


IL GRAFFIRE, espressione istintiva dell'uomo primario con il valore di fare un'Arte semplice e genuina. La volontà di essere in questa semplicità è evidente in questa pittura che, controcorrente per il nostro tempo, supera con disarmante naturalezza tutto ciò che si è fatto e disfatto oggi in nome dell'Arte.


L'AFFRESCO, esperienza antico/rinascimentale è ricchezza di forme e di toni, potenza dell'espressione, che a dire di Michelangelo... " ..nessun olio potrà mai egualiare".
Cavaliere, astro sintesi - 2009

IL SEGNO moderno, rappresentativo delle esperienze artistiche contemporanee,  forte di una  essenzialità  interpretativa personale è sicuro verso la perfezione ed oltre.
Menhir trilogico atemporale -1988

UNA SINTESI delle esperienze artistiche  dell'uomo attraverso il tempo  è la volontà di quest'opera che , consunta nel colore, vive un tempo indefinibile, testimoniando così la volontà di essere nel tempo , passato, presente e futuro. Un condensato di valori da comunicare e da far recepire all'umanità, oggi, più che mai, dato il pericolo di disumanizzazione che incombe su di essa.

Gianfranco Testagrossa - Maggio 1989
Sintesi, energia umanità - 2009


I dipinti di Testagrossa , che egli chiama "frescografie" (...) hanno un legame simbolico, inconscio, sotterraneo con i documenti ancestrali, con i riti che il primitivo racchiudeva nei segni incisi all'interno delle caverne o su frammenti di pietra e di roccia. Il  processo di una "storia" che il cavernicolo esprimeva - ancora a livello di linguaggio prelogico -  per spiegarsi il mistero della vita e dell'universo. Il senso della nascita e della morte. I simboli della religione e della fecondità. Il  rituale venatorio delle raffigurazioni di animale che precedeva ogni ricerca di cibo.(...)


Uovo originario, umanità - 2005

Testagrossa parte infatti da quella traccia millenaria della presenza umana sulla terra e ricerca dopo, attraverso le proprie esperienze emozionali di uomo attuale, una sorta di "storia dei sentimenti".
Espressionistiche all'origine nei segni, sensibili nelle superfici cromatiche che vibrano con una materia timbrica corposa e a volte sfumata, vicina , direi, all'intangibile della luce, le sue opere rivelano qualcosa di misterioso, ma esistente dentro di noi, qualcosa che sveglia nascoste sensazioni.(...)

Da La ricerca della storia dei sentimenti di Pedro Fiori

giovedì 15 dicembre 2011

Ettore Travaglini - Il Pensiero dominante (opere dal 1956 al 1988)


(...) Dagli anni ottanta l'artista sembra assediato da un mondo di simboli. Le certezze di una pittura  di forte impasto degli anni sessanta scompaiono. Le serie degli angeli e dei pterodattili solo raramente recano la firma. Per dipingere si ricorre alle grandi figure della tradizione: agli angeli urlanti delle crocifissioni di Giotto, ai tori e ai cavalli di Picasso trasfigurati nello sforzo di una lotta eternata nella deformazione cubista, ai filamenti dei quadri di Munch, ai vortici del dinamismo futurista, alle fluttuanti movenze delle decorazioni floreali del Liberty.



Travaglini, assediato nella "torre" del "pensiero dominante", si crea un mondo totalmente artificiale e visionario, proiettando lo sguardo oltre il cielo, in un iperuranio popolato dai suoi strani abitanti: angeli, pterodattili, movimenti spiraliformi di polveri colorate. La  terra è lontana: il corpo della terra, il corpo della pittura estenuati, consumati, estinti. Come un astronauta sperduto negli spazi fra le galassie, Travaglini è assediato dall'infinito.

Silvia Cuppini 



"quanto più torno a rivedere colei  della qual ragionando io vivo, cresce quel gran diletto,  cresce quel gran delirio, ond'io respiro". Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante.


(...) L'elemento della grata, della griglia è la struttura caratterizzante l'allestimento: all'inizio del percorso  scopriamo i quadri appoggiati alle griglie , quasi fossero in attesa di essere montati, poi li troviamo dietro a questi elementi, quasi li vedessimo dietro un'inferriata, stesi a terra, a impedirci il contatto con loro, poi organizzati e disposti sulle griglie stesse, che trasformano gli ambienti che percorriamo in strutture a gabbia sempre più alte. (...) Gli angeli sembra che precipitino dall'alto, gli uccelli creano un vortice sulle nostre teste fino a tappezzare quasi completamente il nostro orizzonte.


(...) Sembra che l'unico modo per accostarsi a Travaglini, sia di ingabbiarlo per qualche istante, di in- quadrarlo, conducendo la sua immaginazione che vola e spazia in tutte le direzioni nello spazio controllabile della griglia, del quadro, per cui diventi afferrabile. (...)

Roberto Bua



Lo sguardo del fotografo ha il privilegio di leggere e tradurre la realtà con un linguaggio fatto di luce e di geometrie e questo allestimento mi ha permesso di usare tale linguaggio agevolmente.
Quelle linee invisibili che sorreggono la composizione di una foto, in questa esposizione sono griglie che sorreggono e ingabbiano i vortici di colore di Ettore Travaglini, per me utili scansioni geometriche dello spazio e dell'immagine. Poi la luce, che, in un alternarsi teatrale con l'ombra, non descrive un ambiente ma lo ricrea. Non elimina completamente il contenitore ( intravediamo ancora dei tendaggi, delle porte, degli stucchi....) ma lo usa come superficie su cui far sentire la presenza di altro:le gabbie, le opere, lampade mosse dal vento.

Andrea Angelucci



Mostra allestita a Palazzo Gradari di Pesaro nell'Ottobre 2005
a cura di Silvia Cuppini e Roberto Bua
Catalogo Arthemisia a cura di Katia Migliori

martedì 15 novembre 2011

Memoriale dal convento di Jannis Kounellis


L'arte contemporanea torna nel convento dei Servi di Maria di Monteciccardo (PU) con un appuntamento dedicato a Jannis Kounellis. Il titolo del ciclo, tratto da un celebre romanzo dello scrittore portoghese Josè Saramago, sottolinea la particolare natura del luogo che ospita la mostra: un convento del Seicento immerso nel paesaggio marchigiano.



Jannis Kounellis interpreta Monteciccardo come luogo di meditazione e riflessione, attraverso quattro installazioni ospitate nelle celle del conventino. Due sono composte da sedie in legno disposte in circolo:"Ogni cerchio è un coro, una litania o la corona di un rosario, e non sappiamo se celebra un matrimonio o un funerale" spiega l'artista.



Opere che rafforzano la memoria di ritualità composte, scandite da ritmi legati ai cicli naturali del tempo.
Un'esistenza all'insegna dell'ora et labora, che l'artista rievoca attraverso visioni sospese tra realtà e simbolo, mentre le altre due opere si confrontano con la dimensione del quotidiano, espressa attraverso relazioni simboliche tra oggetti di uso comune.



"Monteciccardo ti ha suggerito una mostra silenziosa, con un ritmo giocato su pieni e vuoti, come una partitura musicale, composta da note e pause. Perchè il suono da peso al silenzio e viceversa. Così hai deciso di abitare le stanze del conventino, di capirne l'antico genius loci per rinominarlo senza modificare la sua essenza, ma rianimandola per condurla nel territorio  del nostro quotidiano".

Ludovico Pratesi

                                     


Dal 26 Giugno al 16 Ottobre 2011 -
Centro per l'Arte Contemporanea Il Conventino
Monteciccardo (PU)

Curatori : Ludovico Pratesi e Olimpia Eberspacher





mercoledì 9 novembre 2011

Incontro con Giovanni Mattio




 (...)   Paolo Biscottini.  Quanto conta in quello che dici e in quello soprattutto che fai il fatto che tu sia stato per lunghi anni un docente di letteratura antica? Quanto contano l'antico, la letteratura greca e romana? Penso a quell'ideale di perfezione che era nella classicità, prima greca e poi romana.

Giovanni Mattio. Io credo che conti molto, perché i due motivi ispiratori della mia pittura sono la natura e il mondo, quindi la sua bellezza o le sue contraddizioni. Questi studi che mi hanno permesso di affrontare il percorso del  pensiero umano, della ricerca artistica, dei risultati sotto tutti gli aspetti poetici, ecco quelli che mi hanno dato più suggestione sono i testi poetici, partendo dalla lirica arrivando alla tragedia, nei quali ho colto sensazioni, emozioni, pensieri che avrei voluto esprimere io e che provavo di fronte al mondo, alla vita, al creato.



P.B. Io penso che questo sia profondamente vero. Mi sembra di ritrovare in quello che tu dici molte cose, anche se in me nasce subito una domanda, anzi due riflessioni scaturiscono da quello che tu dici.
Da un lato l'opera d'arte per te ha a che fare con il caos e dall'altro ha a che fare con il gesto creatore: ma mi chiedo se tutto ciò sia da collocare all'interno di una possibile lettura cristiana. Il mondo antico e il mondo cristiano entrano in conflitto? Vorrei capire come l'aspirazione ad una bellezza desunta dalla letteratura, dai lirici alla tragedia, che nulla ha a che fare con il mondo cristiano o pre-cristiano, possa in qualche modo mettersi in relazione sia al caos che al gesto non di un demiurgo, ma un gesto divino creatore nel senso biblico del termine, perché le tue opere hanno una valenza biblica. 

G.M. Io penso che il mondo cristiano, e comunque tutto il percorso della scrittura dall'antico testamento al nuovo, si innesti sulla classicità, prendendone categorie espressive e introducendo delle novità, dal pensiero ebraico al pensiero cristiano, sull'unicità di Dio. Il mondo ebraico-cristiano indaga il mistero del mondo come l'hanno indagato gli antichi e rimane ora ammirato, ora atterrito, ora spaventato, ora invece chino verso l'opera del creatore. Io mi ritengo un cristiano osservante, quindi il pensiero classico non mi turba affatto, cioè mi permette di leggere nella storia: il percorso dell'umanità confluisce nel cristianesimo dove trova quel compimento che conosciamo.





(...) P.B. Vorrei toccare un ultimo argomento, o due argomenti ancora: nel tuo lavoro precedente, in particolar modo nelle opere in cui l'elemento plastico aveva una sua importanza straordinaria e soprattutto negli incastri, c'era una sensualità molto forte che mi sembra qui superata, che non ritrovo in questi dipinti, che sono invece una esplosione di vitalità, di energia vitale,  che non ha bisogno della sensualità, che non ha nulla a che vedere secondo me con la sensualità, configurando un allontanamento dal corpo verso valori spirituali. La seconda questione riguarda invece la natura: mi sembra di capire che nella tua arte la natura non è soltanto il mondo dei sensi o dell'accadimento, ma è il luogo di ciò che è già accaduto, racconta qualcosa che è già accaduto.

G.M. Sulla prima parte, io penso che una scelta cromatica molto più omogenea, portata su toni più pacati, possa controllare e comunque velare quella sensualità che coglievi nelle opere precedenti.
Non escludo che qui ci sia, invece, sensualità, in quanto io penso che in primo luogo si parta sempre dai sensi per arrivare alla conoscenza e in secondo luogo la pittura comunichi attraverso i sensi e in questo caso non soltanto la vista, ma il tatto perché c'è la plasticità che porta anche a toccare, comprendere le opere  attraverso almeno il senso del tatto. Il senso non lo negherei in quanto lo ritengo fondamentale nel processo conoscitivo e quindi anche nel processo di comprensione del mistero e del sacro.






P.B. La seconda cosa invece era quella della natura: se la natura è luogo di qualcosa che è già accaduto, in cui tutto è già accaduto oppure se è luogo dell'accadimento.

G.M. Io ritengo che la natura sia il luogo dell'accadimento,il luogo in cui si rivela continuamente.

P.B. E allora verrebbe da dire che il gesto creativo divino è un gesto creativo che si rinnova continuamente.

G.M. Sicuramente, che si rinnova continuamente, in tutte le cose: quindi potremmo dire qui che potrebbe essere pretestuoso il contenuto del quadro  per arrivare a dire che è un gesto che continua, che prosegue in noi. (...)

Tratto da  All'origine del "sacro"- conversazione fra Paolo Biscottini e Giovanni Mattio.